martedì, marzo 8

E DOPO PETALOSO ECCO CINCINNARE

Dopo la diffusione virale del neologismo inventato dal bambino Matteo, “petaloso”, ho chiesto al mio nipotino Mariolino, (anni quasi 7), particolarmente versatile in campo linguistico, se lui avesse mai inventato un termine e lui, a tappo di spumante, mi sciorina il verbo “cincinnare” (fare un cin cin beneaugurante). 



Basita per la velocità di reazione cerco immediatamente una sponda “esperta” per suggellare la bontà dell’invenzione del piccolino. Scrivo a Francesco Sabatini, già presidente dell’Accademia della Crusca e a Stefano Bartezzaghi, firma importane di Repubblica. Sabatini mi liquida in quattro e quattr’otto: tutti i bambini di quell’età sono neologisti non per questo lo spifferiamo alla finestra o facciamo un comunicato al condominio. Parole sferzanti che, però, vengono subito compensate dal giudizio di Bartezzaghi: “cincinnare” è degno di nota!

Quando ancora mi leccavo i baffi per la gratificazione, becco, proprio domenica scorsa, nella prima pagina del giornale di Scalfari un articolo proprio di Bartezzaghi che ha un incipit strepitoso: racconta della parola inventata da noi in terra di Sicilia. E, poi via mail, “cincinna” con me per “l’estroso Mariolino”. Mentre la mia paranoia galoppa furiosamente, ecco la doccia gelata. Il prof. Giovanni Cupaiolo, dell’Ateneo messinese, consultato sul punto, sentenzia: “cincinnare” esiste già e si trova sulla Treccani.

Mi fiondo su Internet e apprendo che sì, cincinnare esiste, ma vuol dire “acconciare i capelli”. Vabbè, esiste già, ma con un significato molto diverso e meno brillante da quello messo a punto dal piccolo Centorrino. Così mi riprendo alla grande e recatami dal parrucchiere chiedo allo stupefatto acconciatore, una “cincinnata”.

Adele Fortino


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