sabato, aprile 9

CARMELO PUGLIATTI, ARTISTA CONCETTUALE E I SUOI QUESITI ESISTENZIALI

Si impongono due donne nell’opera ventennale di Carmelo Pugliatti. In principio c’è la madre. Figura centrale nell’esistenza di questo artista concettuale (definito così da Teresa Pugliatti nel pieghevole di presentazione della sua mostra antologica), un finissimo intellettuale capace di rappresentare la vita attraverso la pittura e  sofisticate installazioni. In mezzo, le sue elaborazioni artistiche. Infine, Biancaneve-Linda Schipani, leggiadra operatrice culturale che ha fatto dei locali della fabbrica di famiglia, un fondamentale punto di riferimento per artisti messinesi, stimolati di volta in volta a esprimere la propria creatività, trattando oggetti obsoleti “inutili”, reperiti negli interna corporis della azienda elettrica, appunto da Linda.



 Claudia, la madre, vestale amorevole (di un amore infinito), custode del sacro fuoco del genio creativo di Carmelo e Linda, assimilata alla Biancaneve della casa del cavalier Cammarata, vissuta dall’artista ragazzino come luogo d’incanto.
Tutte e due, la casa di Cammarata e la fabbrica Schipani, per una magica coincidenza, allocate in quella landa desolata che si chiama Maregrosso,  fiori nel cemento, colori tra i fumi,  ossigeno puro tra camini inquinanti.



Tra Claudia e Linda scorre tutta la produzione artistica di Carmelo, compresi enormi pannelli con i rebus, sciolti i quali ci si trova di fronte a un quesito esistenziale: “è ancora lecito ragionare?”, “la diversità sarà mia considerata una ricchezza?” ovvero, la domanda della domande: “quando il lavoro ci renderà liberi?”. Adele Fortino

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