lunedì, aprile 11

MA SIGNORINO NON ERA ( ED E') UN PRESTIGIOSO ECONOMISTA?

Ad accorgersi, quasi subito, del bluff rappresentato dalla Giunta Accorinti sono due aderenti al movimento “Cambiamo Messina dal basso”, Nina Lo Presti e Gino Sturniolo.  Appena dopo qualche mese dalla elezione dell’Amministrazione “rivoluzionaria”, scoprono gli altarini(un consistente deficit di democrazia) ed escono dal movimento sbattendo la porta. Con tanta amarezza e la certa consapevolezza che poco c’era da fare per mantenere in vita “la grande illusione”.


 E mentre Accorinti, inconsapevole e narciso, continuava le passerelle in favore di telecamere e disattenti giornali del Nord, un altro elemento della compagine di Palazzo Zanca, giungeva a conclusioni negative: Nino Mantineo che, in prima battuta, tenta di raddrizzare alcune evidenti storture governative e poi se ne esce a testa alta, spiegando la proprie motivazioni.




 Intanto nell’immaginario collettivo si delineava il seguente scenario: formalmente il sindaco della città è Accorinti che però passa il proprio tempo a inventare storielline con le quali essere preso in considerazione dai media; ma il vero “dominus”, colui che decide è Guido Signorino, docente di Economia politica all’Università di Messina. Poi appare un segnale inequivocabile: Signorino viene ricoverato in ospedale per un disturbo risolvibile ma seccante. Un occhio attento capì al volo che trattavasi di un crollo dei suoi poteri di difesa, causa uno stress smisurato. Lui però si rialza e torna a combattere. Ma non viene fuori né un Piano di Riequilibrio accettabile, né (fino a un mese fa) il previsionale del 2015. La situazione si trascina stancamente portando la città a livelli di degrado possente. Fintantocchè si arriva al “redde rationem”. Una raffica di mozioni di sfiducia convince il sindaco a indicare un capro espiatorio nel vicesindaco Signorino. Il quale purtroppo non ha il colpo d’ala. Vedendosi retrocesso brutalmente non prende l’unica decisione che avrebbe fatto di lui la vittima di un sistema inadeguato a governare la città: l’abbandono senza ripensamenti dell’agone politico.



Nina Lo Presti e Gino Sturniolo lo dichiarano en plain air: Signorino, per un certo periodo, ha coperto le omissioni e l’incompetenza di Accorinti. Poi le drammatiche vicende del bilancio lo hanno travolto e il vicesindaco piuttosto che ammettere i propri limiti (con serenità e dignità) è voluto rimanere nella compagine amministrativa con la delega di assessore alla attività produttive. Un ruolino. Un contentino. Un infantilismo.

Mentre invece lo attendeva sicura e avvolgente la poltrona di Ordinario di Economia presso l’Ateneo messinese. Cioè il suo habitat naturale e culturale dove avrebbe potuto muoversi con disinvolta abilità e indiscussa competenza. Adele Fortino

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