martedì, maggio 3

TURIAMOCI IL NASO E VOTIAMO "SI" AL REFERENDUM DI RENZI

Renzi ha scatenato ieri la più capillare campagna di informazione per convincere noi cittadini italiani ad andare a votare “sì” al referendum costituzionale di ottobre. Con la morte nel cuore devo dire che fa bene. E già, con la morte nel cuore perché, in linea di massima, detesto Renzi. Sul piano del comportamento etico. Se un giorno, infatti, dovesse dirmi “Adele , stai serena” sono convinta che dovrei volare, alla velocità della luce, a procurarmi solide mutande di acciaio.



 Chiarito questo punto vi spiego perché sono convinta che bisogna votare il “sì”. Innanzitutto per motivi sostanziali: il testo della riforma costituzionale infatti, a detta di fior di costituzionalisti, è nettamente migliorativo rispetto a quello esistente. Per una serie di ragioni. Primo: viene abolito ‘sto cavolo di bicameralismo perfetto incompatibile con la presenza di due Camere che hanno elettorati e maggioranze diverse. Secondo: diminuisce drasticamente il numero dei senatori (cento, di cui 95 sono deputati regionali o sindaci e 5 senatori a vita). L’assunto sbandierato dai grillini che questa formula è stata ideata per fare acquisire agli esponenti regionali (TUTTI CORROTTI!!!), l’immunità parlamentare è un’emerita stronzata perché l’ immunità non ti salva dal carcere (Genovese docet); semplicemente per andare in carcere è necessario il parere della Giunta per le autorizzazioni a procedere. Terzo: viene abolito il C.N.E.L., Consiglio Nazionale per l’Economia e il Lavoro, che ci costa 7 milioni l’anno. Quattro: si riducono i poteri regionali



 Gli illustri costituzionalisti che si oppongono alla riforma, strepitando (come fa Benigni per assicurarsi cachet pazzeschi) che la nostra è la Costituzione più bella del mondo, sono dei conservatori perché, argomentano alcuni esperti, proprio la nostra costituzione  rigurgita di utopie strambe, assomiglia a un testo sacro, come i vangeli o la Bibbia, senza né capo né coda. E poi questa riforma ce l’ha chiesta più e più volte l’Europa stanca delle nostre lungaggini e farraginosità in campo legislativo.



DETTO QUESTO (non posso esimermi dal ripetere un mantra di gran moda), se con il “no” al referendum mandiamo a casa Renzi (il cui dinamismo comunque produce qualche risultato) chi dovrebbe andare a Palazzo Chigi? Salvini? Grillo? Berlusconi? O la Meloni, accentaccio della Garbatella e maniche  tirate sul gomito, a mò di lavandaia?

Insomma, andiamo, con la schiuma alla bocca, a votare “sì”, facendo in modo che Renzi vinca di misura. A evitare incremento di bullismo e insostenibili esplosioni di arroganza. Adele Fortino.

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