lunedì, maggio 9

UN RICORDO DI MIA MADRE


Cara Mamma, oggi, nel giorno dedicato a tutte le mamme (evento che ho sempre detestato perché legato a ideologie consumistiche e abbondanza di retorica) ho raccolto tutti i fiori della mia terrazza (rose, gigli, calle , anemoni) li ho sistemati in un vetro di Murano e te li ho dedicati, ponendoli davanti a un tua foto. Sei sorridente, espressione mite fino alla dolcezza, e classe da vendere. Ti ha  ritratta la Petri, quella fotografa romana che per un pozzo di soldi ritoccava le foto delle signore-bene, sino a fare scomparire gli ignobili segni del tempo. Ti diedi io questo suggerimento, papà ti ha permesso di realizzarlo (il suo amore per te travalicava le montagne) e tu me ne sei stata sempre grata. Non facevi che ripetermelo. Quelle foto glorificavano il tuo narcisismo (temperato da una convinta   generosità umana) e il tuo senso estetico.




Quest’aspetto ci univa molto: tutte e due sempre proiettate verso il sublime espresso dalla bellezza. Purtroppo, negli ultimi ventisette giorni della tua lunga e fortunata esistenza, hai dovuto subire l’insulto di un ricovero nel reparto di rianimazione. L’ultima volta che ti ho vista (fu il momento in cui ho capito che, in punta di piedi e con la leggiadria di sempre, ti stavi accomiatando dalla vita) è stato in una stanzetta del policlinico. Tu mi hai detto, volgendo un sorriso gentile all’infermiera. “ Sai la signora è brava, mi cura bene..” e, ne sono certa, non è stato un ingenuo mezzuccio per conquietarti benevolenza. Era soltanto una maniera per esprimere la tua grazia di vivere. Adele

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