martedì, giugno 7

PERCHE' ACCORINTI SULL'HOT SPOT A MESSINA FA LO SCECCO NEL LENZUOLO?

Ci avete capito qualcosa voi in questa vicenda dell’hot spot a Messina? Ci avete capito niente di questa ipotesi di allocare a Messina, presso la caserma Bisconte o l’area dei Magazzini generali, un numero imprecisato di migranti che devono venire sottoposti a registrazione,identificazione e, ultimo atto, all’espulsione? A leggere le dichiarazioni di esponenti della destra istituzionale, del sindaco Accorinti e della “sinistra accogliente”, sembrano tutte uguali le une alle altre. Quindi bisogna fare un po’ di chiarezza.



Il punto focale lo precisa Clelia Marano, già esperta del sindaco nel settore della migrazione e appassionata paladina di questa massa di disperati che arrivano sulle nostre coste, se ci arrivano. Tagliente il giudizio di Marano: ”Come è possibile ipotizzare che il Viminale abbia deciso di realizzare l’hot spot a Messina a insaputa del Sindaco? Perché, non lo sappiamo tutti che Accorinti, attraverso l’Assessore De Cola, ha trattato col Ministero in più occasioni?”.E allora c’è qualcuno che bara. E questo qualcuno sembra essere un’entità precisa, il Comune di Messina, nelle sue varie espressioni. A leggere i giornali, un coro di “no” si leva alto da più parti. Inizia a sproloquiare Accorinti: “Non voglio hot spot, voglio i migranti ma accolti in maniera diversa”. E giù retorica d’accatto sulle sofferenze degli ultimi della terra. “Noi di migranti ne vogliamo anche di più (più dei 1200 già ospitati in territorio peloritano?), ma non in questa maniera”. Ma perché, finora, in quale maniera li abbiamo accolti? I 250 in tendopoli, i 200 a Bisconte, i 500 minori tra Amed e Liberty, i 20 nei due Sprar (cui se ne aggiungeranno 71 in quello finanziato con decreto 30 maggio).




  Si è mai occupato il sindaco delle condizioni precarie del Palanebiolo su cui pende un’ordinanza sanitaria tesa a chiuderlo? In questi centri peloritani ci sono violazioni dei diritti umani pazzesche. Facciamo un esempio. Per i minori lo Stato paga all’ente gestore 45 euro a ragazzino. Come è possibile che, a fronte dell’esigenza dei più di ottenere un poco di crema lenitiva per la pelle bruciata dal sole, gli si imponga di scegliere tra la crema e la scheda telefonica? E, a proposito di scheda, cosa se  ne fanno i minori di una scheda di 2.50 dovendo parlare con i genitori in Africa?




Ma, torniamo all’hot spot di Messina. Antonio Mazzeo, strenuo difensore dei diritti civili e persona preparata su questa emergenza nazionale, sin dal dicembre 2014 ha cominciato a denunciare l’accordo tra Ministero della Difesa e degli Interni e poi, sul rischio hot spot sono fioccate denunce in Consiglio comunale, nella Commissione dei Servizi sociali, ma fu vox clamans in deserto. Nessuno gli ha dato ascolto e ora, il Sindaco, ottimo interprete dell’immagine dello scecco nel lenzuolo, ci viene a sproloquiare sul suo rifiuto dell’hot spot. “La verità è, sostiene Mazzeo, che a Bisconte si vuole fare un Hub dove, nelle cinque palazzine esistenti, si possano convogliare migliaia di migranti parcheggiati, in attesa del collocamento, in piccola parte, ma, soprattutto, in attesa dell’espulsione. Senza tutele giuridiche. Accorinti e De Cola  a Report hanno dimostrato di essere a conoscenza della conversione totale di Bisconte in megacentro per rifugiati, una vera e propria Mineo 2



“.

La confusione regna sovrana ma, per favore, non parliamo di “decisioni subite dall’alto”. La soluzione Bisconte è stata discussa e ridiscussa dalla Giunta Accorinti, sin dal dicembre 2014, senza che mai ci sia stata una presa di posizione ufficiale di denuncia o di opposizione. Adele Fortino

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