mercoledì, luglio 27

IL PANINO CON LA MORTADELLA


Arrivai trafelata alla stazione. Avevo fatto un giro di lavoro nella provincia di Messina e la mia auto, a seguito degli acquazzoni frequenti, era rimasta in panne nel pressi di Barcellona. Con un passaggio raggiunsi la stazione per acciuffare un Intercity delle 12,20. Il treno aveva 10 minuti di ritardo dei quali approfittai per andare al ber e comprarmi un panino. Lo presi al volo affidandomi a una scelta ideologica. Nella apposita bacheca ce n’erano soltanto due, uno col prosciutto cotto e uno con la mortadella. Mi ricordai che negli ottanta girava un aforisma che sentenziava che il prosciutto era di destra mentre la mortadella di sinistra. Scelsi quest’ultima.



Quando mi accomodai al posto assegnatomi aprii con voracità il sacchetto di carta. Ne venne fuori un’autentica delizia. Il pane era soffice e bianco (mia madre, incinta di mio fratello, ne aveva ricevuto uno in regalo, nei tempi di guerra, da un soldato americano che occupava la villa di mio nonno Fortino, noi eravamo ammucchiati nello scantinato, e lo descriveva spesso a noi bambini con sguardo rapito). Il pane era soffice e bianco, dicevo, e la fetta di mortadella spessa, grassa, libidinosa, un coriandolio di colesterolo, ma di quel colesterolo buono gratificante, profumata, costellata di pistacchio verdissimo: addentai il primo morso e fu estasi. Adele Fortino

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