venerdì, agosto 26

LA PROSA POETICA DI BUTTAFUOCO E I CUNTI (ECCESSIVI) DI INCUDINE E VASTA

Sublime e sorprendente Pietrangelo Buttafuoco che, in un desolato capannone di fortuna in Fiera, legge passi scelti del suo “Dolore pazzo dell’Amore”. Sublime per l’intensità dei brani lirici, la raffinatezza dei sentimenti, la qualità della scrittura. Sorprendente per la profonda bellezza della sua “recitazione”, un attore consumato, sensibilità scorticata e accenti toccanti. Quando parla del Bacio, ad esempio. Bacio donato dopo avere “succhiato un fiore di gelsomino”, “è un gioco vano l’amore senza un giardino dove spartirsi, labbra su labbra, la rugiada”, “e il poeta, rapito nel segreto del lungo patto di labbra e gelsomino, dice: <Vuote le mani ma pieni gli occhi del ricordo di lei>.




Dall’amore alla morte. Anzi l’attesa della morte. “Chi sta per morire odia e ama, sprofonda e s’erge, ma infine assorbe ogni cosa come a volere risucchiare in un buco -un tascapane da viaggio- il calore di un contatto… Chi sta per morire ascolta, anche a sproposito…, con quel lago di luce, il suo sguardo, con quel lieve vento, la sua voce”. E ancora la passione erotica. Quasi un componimento poetico: “In quel sentirsi nella tenaglia delle gambe./ E poi quel mondo fatto di sussulti e  silenzi./L’approdo dei baci per il più ghiotto dei bocconi; il tepore del ventre e la cerca dell’urlo rivelatore che poi mette mano alla nuca del devoto per stanare ancora più piacere dal piacere. E’ il desiderio di un desiderio”


.

Al musicante bisogna credere, sempre, sostiene Buttafuoco, e i musicanti sono Mario Incudine e Antonio Vasta. Bravissimi non c’è che dire, appassionati, generosi. Ma, mi perdoni Peppino Restifo, accademico, storico, il “Woody Allen dei poveri” grande fan di Incudine ( da due mesi lo segue in tutta la Sicilia per abbeverarsi ai suoi cunti) troppo esuberanti, invasivi, ridondanti, eccessivi, sovrabbondanti. E, in una occasione, fuori luogo, quando dal testo poetico di Buttafuoco, si passa di botto al cabaret di Incudine. Divertente sen’altro ma in altro contesto. L’armonia delle cose nasce dal tanto e quanto. Un sottofondo discreto di chitarra e zampogna e fisarmonica raggiunge cime ineguagliabili di bellezza. Brani di intermezzi musicali, costituiscono l’optimum. Ma uno spettacolo dai toni alti, gridati in un recital di prosa poetica, è decisamente una stonatura. Adele Fortino

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