venerdì, settembre 23

FRANTUMAGLIA ALLA MESSISESE

LA SINDACA, VIRGINIA RAGGI.
Trovo Virginia Raggi un po’ penosa, non tanto nel suo ruolo di cui dirò, quanto nell’aspetto fisico-estetico. La sua attitudine naturale è quella da “piccola fiammiferaia”, una donnina magra magra, capelli sciagurati da cui ogni tanto emerge con prepotenza un padiglione auricolare importante (una sventola pari a quelle dalla sindaca patite in questi ultimi tempi), abbigliamento stantio, scarpe modello Chanel anni sessanta, filo di perle da signorazza agè. 




C’è un che di patetico in lei cui fa da contrappunto il suo tratto fondante da grillina doc, il disprezzo per tutto quello che c’è stato prima di lei. Ed è questo l’unico elemento di stucchevole originalità. Per il resto c’è solo incompetenza, inesperienza, ignoranza, ineducazione. Quest’ultima “virtù” sbandierata il giorno in cui piantò Malagò, il presidente del Coni, perché doveva pranzare. Incivile, cara Raggi, in assoluto incivile il tuo comportamento. Ipocrita, sdolcinato e del tutto fuori contesto il baciamano del vertice sportivo, il quale ha rischiato una moffazza proprio da quella mano completamente estranea a certe fasulle galanterie borghesi.

IL SINDACO,RENATO ACCORINTI
Ho riflettuto molto su questo sindaco di Messina impantanato in un coriandolio di scontrini e note spesa da presentare alla ragioneria del Comune. E ho trovato una soluzione a questo pasticcio economico in cui si è cacciato. E allora. In principio lui, sull’altare del proprio narcisismo, confeziona il beau geste: “non voglio l’emolumento che mi spetta” (7600 euro mensili) e aggiunge “però preleverò 1700 euro pari al mio stipendio di professore di ginnastica” (non scialerà ma lui è un tipo spartano, risparmia certamente su capi di abbigliamento e prodotti da toilette intima). Fatti ancora due conti decide di mettere da parte le risorse per le tasse.




 “Il resto, ripeterà più volte, lo dedicherò a una sorpresa che renderò nota non appena cessa la mia attività (attività?) di sindaco. Ed ecco il mio consiglio, gratuito come tutti i consigli. Stabilisca di farsi accreditare sul proprio conto un argent de poche, una paghetta mensile da spendere senza freni quando è in preda ad attacchi di libidine alimentare: caramelle Golia, caffè, briochine, dolciumi e pinzillacchere. Così non dovrà giustificare la spesa con gli scontrini (di cui Trischitta ha iniziato una speciale collezione) e, al contempo, eviterà una figura di merda.


MATCH RENZI TRAVAGLIO DALLA GRUBER


Nel duello dialettico, ieri su Otto e mezzo, tra Marco Travaglio e Matteo Renzi è risultato vincente quest’ultimo. E non perché le sue argomentazioni siano state più ricche e succose di quelle del Direttore del fatto quotidiano ma perché il Presidente del Consiglio ha puntato sulla propria sfacciataggine, sulla propria faccia tosta, sulla conclamata sicumera, spiazzando un Travaglio timido e troppo aggressivo. La prova provata? Il polemico giornalista, per tutta la durata del dibattito, non è risuscito a guardare in faccia il proprio interlocutore, sebbene la Gruber (la solita giacchetta Armani su fuseau neri, tacchi dodici e chioma carota raccolta in una datata “banana”) lo abbia invitato più volte a guardare Renzi.




 Anzi, lo stesso Renzi, con piglio da mattacchione, a un certo punto gli ha gridato “Travaglio, qua..qua, sono qua”, agitando la mano per accentuare il senso delle parole (vi ricordate quando Berlusconi a Servizio pubblico di Santoro, spolverò col fazzoletto la sedia dove era stato seduto  Travaglio?). Ma il Direttore, volto aristocratico sofferto in una smorfia di disagio esistenziale, continuava a rivolgere il suo sguardo ceruleo altrove. Non trovando vie di scampo. Adele Fortino

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