martedì, ottobre 4

GLI STRAFALCIONI GOFFI DI LUIGI DI MAIO

Le goffaggini espressive, le gaffes, gli strafalcioni sintattico-grammaticali che fioriscono sempre più spesso sulle delicate labbrucce di Luigi Di Maio (quello che sogna di diventare Presidente del Consiglio), sono sempre più copiose e variegate. L’ultima, in ordine di tempo: “Se voglio dire qualcosa alla Reggi “la” telefono”. Ma prima c’era stato Renzi paragonato al “venezuelano” Pinochet, poi gli “ammalati di cancro” elencati tra le lobby potenti in Italia. Insomma, questo ragazzotto, arrogantello e ignorantello, è sempre più fonte di ilari sorprese . 



 Ci ricorda quell’Angelo Massimino, Presidente per venticinque anni del Catania Calcio, le cui gaffes, gravide di involontario umorismo, sono passate alla storia. Per es. “La mia squadra viene seguita da persone in treno, in autobus, in macchina e qualcuno prende pure un volo charleston”; e poi: “ A questo mondo c’è chi può e chi non può, io può”.
A fronte di queste costruzioni sintattiche delle varietà meridionali di italiano, ci viene in mente quella comica milanese, Margherita Antonelli, che, per codificare queste originali espressioni semantiche, attribuì a una immaginaria colf intenta a elencare le sue mansioni, il fantastico  “Scendo il cane e lo piscio”. Adele Fortino

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