sabato, novembre 5

IL VITTORIO EMANUELE APRE LA STAGIONE CON UN GIANNINI BOLLITO

Soporifero fino alla letargia lo spettacolo di Giancarlo Giannini che ha inaugurato la stagione del Teatro V. Emanuele di Messina. Un deja vu che ha  debuttato l’anno scorso a Capo d’Orlando  e che il pubblico messinese non meritava. Giannini, il grande Giannini che con il cinema della Wertmuller ci ha incantato, è apparso senza carisma, ottima dizione da fine dicitore ma nessuna passione, nessun guizzo trascinante, bravo per insegnare al Centro sperimentale di cinematografia di Roma ma inadeguato a sostenere quasi due ore di spettacolo; aiutato, ma non troppo, da un terzetto di musicisti, una chitarra (ottima), una contrabbasso (in fase terminale, il cui gruppo di corde  si è staccato dal supporto con uno scatto secco) e un (troppo aggressivo) sassofono.


 Ha recitato l’Amore e la Morte, zompando da Dante a Leopardi, ripiombando nel Trecento con Petrarca dopo avere visitato Shakespeare, Neruda, Prevert, in una sorta di “mischia francesca”, senza capo né coda.

Segnale, al contempo di infinita noia e smisurata maleducazione, i cinque telefonini consultati da cinque incivili spettatori. Ah! Tony Servillo, che nostalgia di te!. Adele Fortino

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