lunedì, novembre 7

MA E' PROPRIO INTELLIGENTE ABBATTERE L'INCENERITORE?

Non ho avvertito le campane a festa che avrebbero dovuto scatenarsi questa mattina per festeggiare il primo colpo di ruspa assestato all ‘inceneritore di San Raineri. E non c’è stato nemmeno il primo colpo di ruspa passionalmente auspicato da Lucio D’Amico dalle pagine della Gazzetta. In quel lembo di Zona falcata l’unico incontro che ho fatto è stato con una muta di cani rabbiosi, tenuti a bada da un’impavida Linda Schipani, storica sostenitrice del no alla demolizione, che, al pari delle Pulzella di Orleans, armata di un’esile bacchetta di alluminio, ha affrontato il branc,( assumendo ai miei occhi smarriti le sembianze di un’epica eroina),  uscendone vittoriosa.



La visita, adrenalina  a parte, segnala due opposte sensazioni: da una parte lo splendore di cielo terra  e mare, dall’altra, una tale quantità di macerie, di materiali di risulta e di ciarpame da indurre subito all’unica riflessione possibile: qui non si possono anzi non si DEVONO produrre altri rifiuti di inerti e di materiali pericolosi.
La domanda se la pone, e non da oggi, l’Ingegnera-Pulzella: ma perché demolire un’opera che, al pari della Tate Modern di Londra (ex centrale elettrica) o delle Ciminiera di Catania o ancora della C. Montemarini di Roma, può diventare uno splendido contenitore  di arte, evitando di produrre, con il suo abbattimento, una quantità incredibile di detriti?
Per farsi intendere la Schipani ricorre a una metafora domestica. Se tu hai una padelle col fondo sporco e incrostato di grasso, che fai? Butti via la padella sporca o la pulisci in modo da poterla riusare?



Purtroppo questa nostra classe politica che ha deciso di buttare via l’inceneritore (Crocetta,  Croce con l’ausilio di De Cola) non possiede la sofisticata cultura del riuso, della lotta allo spreco, del riciclo di oggetti e strutture. Loro preferiscono stanziare le somme, iniziare i lavori di abbattimento e poi, esaurito il finanziamento, lasciare tutto all’incuria del tempo, alla mercè di piante infestati e altro accumulo di rifiuti. Con relativa produzione di inquinanti.

Insomma, argomenta Linda Schipani, utilizzati i 400mila euro stanziati per l’inizio della demolizione del cosiddetto Ecomostro, è possibile che, more solito, rimanga una montagna di inerti abbandonati che si aggiungeranno a quelli prodotti da altri disfacimenti, risalenti a qualche decennio fa. Producendo un tragico effetto-sisma. Adele Fortino

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