giovedì, novembre 3

. PERCHE' NON ELEGGIAMO UN SINDACO IN MUTANDE?

Sembrava un’inchiesta a pagamento quella che Conchita De Gregorio ha mandato in onda lunedì 31 ottobre su Rai 3 avente come protagonista Renato Accorinti, Sindaco di Messina. Un servizio “in ginocchio” esaltante l’azione amministrativa del vertice di Palazzo Zanca, azione raccontata solo dallo stesso Accorinti e dai suoi ferventi epigoni, senza lo straccio di una voce di dissenso, una dissonanza, una contro-verità. Sembrava un’inchiesta risalente al periodo fascista.



 E invece il lavoro è stato fatto da una giornalista di sinistra, dal visino di miele e la voce di burro, che non volendo impegnarsi a fare una vera inchiesta, faticosa e informata, ha preferito, come la maggior parte dei giornalisti nazionali nei confronti di piccole realtà provinciali, scegliersi un’icona e incensarla, farle dire tutte le iperboli possibili, comporre insomma una realtà virtuale e inesistente. Quale l’icona da cui parte la “madonnina infilzata”? Quella del sindaco a piedi scalzi.



 Se Accorinti, il giorno del suo ingresso a Palazzo Zanca, avesse indossato un paio di Nike cinesi, forse il suo successo con i media nazionali sarebbe stato meno esplosivo. Questa è la vergogna del giornalismo italiano: lavorare stanca e bisogna trovare tutti i mezzi per non consumare le proprie energie, nel tentativo serio di  scandagliare una realtà e descriverla.




 E’ di questi giorni la notizia che Cateno De Luca, il deputato della zona ionica che si presentò, nel 2007, nella sala stampa dell’Assemblea regionale, in mutande, per protestare contro un’ingiustizia, abbia deciso di presentarsi come sindaco di Messina. E’ bene a questo punto che Accorinti cominci a inquietarsi seriamente: una competizione tra un sindaco a piedi scalzi e un sindaco in mutande, si risolverà a favore di quest’ultimo, eccellente a catturare il fior fiore dell’elettorato più trasgressivo. Adele Fortino

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