lunedì, dicembre 5

I VERI SCONFITTI DAL RISULTATO REFERENDARIO? BERSANI E D'ALEMA

Sconcertata dal risultato referendario e allibita per la forbice creatasi tra il Sì e il No, ho riguardato la mazzetta di giornali di ieri, del giorno precedente la sconfitta di Renzi. Non ho trovato nessuno, dico nessuno, che pronosticasse questi numeri (60 a 40). Persino il Comico Grillo esortava a tenere le spalle dritte in caso di débacle. Quindi, mi chiedo, cosa ha determinato questa clamorosa scelta degli italiani? Innanzi tutto diciamolo chiaro: il Premier ha una quantità di responsabilità.




 Ha esibito arroganza, ha trasformato il referendum in un voto sul suo governo, ha blandito gli elettori dissotterando persino il Ponte sullo Stretto, ha occupato, manu militari, tutti i possibili spazi televisivi. Vero è che, quotidianamente, veniva tallonato da un isterico fondamentalista qual è Travaglio e da un giullare molto trash qual è Grillo, tuttavia avrebbe dovuto contenersi scegliendo eleganza e sobrietà. Eleganza e sobrietà che invece ha dimostrato stanotte presentando immediatamente le sue dimissioni senza ridicoli piagnucolii. Quindi, in primis  troviamo i madornali errori di Renzi. Poi aggiungiamoci il voto di protesta dei giovani senza futuro. E ancora, i grillini, la destra becera, la sinistra radicale. Ma, a tutto ciò, dobbiamo aggiungere una variabile sconosciuta, il voto del popolo. Quello stesso popolo, disinformato e culturalmente poco attrezzato, frustrato da una mortificante vita senza risorse, dalla fatica di esistere e dall’impegno di far coesistere il pranzo con la cena, quel popolo fatto di persone sconfitte che in America ha portato alla vittoria di Trump, proprio quel popolo arrabbiato e inferocito dai privilegi della Casta, ha fatto la differenza. E, poiché è un segmento sociale che non ha voce, nessuno ha pensato di tenerne conto.




Infine un commento sul Pd, sulla sinistra di D’Alema e Bersani, sulla sinistra tafazzista e masochista, pronta a smontare con tenacia e determinazione qualunque avvicinamento o presa di possesso del governo del Paese. Una sorta di cupio dissolvi cui, con regolarità cronometrica, l’anima del partito è vocata. Chissà se i “veri” sconfitti, D’Alema e Bersani, Speranza  e Fassina, saranno in grado di volare alto per ricucire ciò che resta di un grande partito. I brandelli del Pci di Berlinguer.  Adele Fortino 

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