lunedì, dicembre 26

LA CENA DI ANTOINE


La Festa della Vigilia inizia sul pianerottolo. Un trionfo di candele d’oro vibranti di agili fiammelle. Poi l’ingresso nell’appartamento d’epoca i cui pavimenti mosaicati splendono di nitida bellezza. 


Ma il centro di tutto è la camera da pranzo dove impera il tavolo addobbato con sfarzosa fantasia. E’ tutto d’oro: il broccato della tovaglia, i piatti a scalare dal più grande al più piccolo che si incupisce in un nero fondo…. anche i tovaglioli sono neri serrati da un nastrino luccicante. Posate english style. 

L’entrée viene servito nella zona conversazione: sushi con spumante freddo. Finalmente inizia l’Evento (ispirami Karen Blixen!) quello che si può vivere come un godimento a un tempo estetico e gastronomico, un benessere dello spirito e un delirio delle papille gustative.

Medaglione di aragosta
In una piccola ciotola svettano due branche di polipo immerse in salsa di mele, poi è la volta dei medaglioni di aragosta con ruchetta, pompelmo rosa e salsina succulenta. Le porzioni vengono già decise in cucina: ma ci si può ribellare a tale teutonica imposizione se si è pervasi da un senso persistente di armonia? Si accettano pertanto i tre ravioloni ai gamberi con soave sughetto ottenuto dai gusci dei crostacei. Il tutto annaffiato di Chablis d’annata.

Quindi un salvifico stacco: sorbetto di limone misto a Marc de Champagne, una goduria.


Poi si cambia gusto e una faraona in salsa di melograno irrompe sulla tavola. Non poteva mancare il coup de theatre: una cascata di bignè farciti di crema chantilly e imprigionati da svettanti segmenti bruniti di caramello. Con un profumato bicchierino di Cointreau.  

I commensali estatici “ciaccolano”, leggermente storditi, di cose minute. Per un paio di ore la vita ci ha regalato una sospensione da affanni angoscianti. Per un paio di ore siamo usciti da un contesto “liquido”, dove molto è barbarie, per immergerci nella sublime bellezza della perfezione. Per un paio di ore ci è sembrato che questo mondo sbrindellato luccicasse tutto d’oro. 

Adele Fortino 


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