domenica, gennaio 22

GRANDE HERLITZKA NEL RUOLO DI MINETTI.

Perfetto Roberto Herlitzka nel ruolo di “Minetti”, attore drammatico del secolo scorso, personaggio di Thomas Bernhard, uno degli autori di punta del teatro tedesco. E perfetta anche la direzione di Roberto Andò, eccellente regista palermitano. La scenografia è decisamente déco, sobria ed elegante. Siamo in un albergo di Ostenda, nella cui hall si rifugia, per scampare a una tempesta di neve ma anche per attendere inutilmente il Direttore del teatro di Flensburg che dovrebbe affidargli il ruolo di Lear, Minetti-Herlitzka. E qui inizia il lungo appassionato ossessivo monologo dei due grandi attori. Attori dell’occasione mancata e del fallimento. Nella realtà, nessuno dei due ha avuto una carriera irta di frustrazioni, anzi. Ma per Bernhard, la figura dell’attore è l’esemplare umano che meglio riflette gli errori, le ambiguità, i raggiri, colui che si è assunto la missione più impervia e delicata, “ribaltare in un solo istante il senso della storia e la storia del senso”.



Minetti ha interpretato Lear, ai suoi occhi personaggio vicino alla perfezione, trent’anni prima. E da quel dì, ogni giorno, ha provato dinnanzi a uno specchio alcuni brani scelti, mentre all’intera parte ha riservato un giorno alla settimana. Il vecchio attore non vuole distrarsi dalla amarezza e dalla infelicità: sentimenti questi presenti in tutto il suo ragionamento dal quale spesso, per la reiterazione ossessiva dei concetti espressi, lo si sente vicino alla follia. Il “mondo” assiste senza fare una piega al disperato racconto di MInetti-Herlitzka, è la notte di Capodanno, la signora in rosso, strafatta di champagne se ne va in camera ad aspettare, in solitudine, l’anno nuovo, la giovane fanciulla si dilegua nelle braccia dell’innamorato.




 E il vecchio attore? Fa l’unica cosa che non potrà deluderlo: sfuggire, con la morte, alla disperazione. Tira fuori dal suo bagaglio la maschera di Lear scolpita da Ensor, la indossa, si siede su una panchina, ingoia un mucchietto di pillole, si accuccia nel vecchio cappotto e si fa coprire da una fitta coltre di neve. Insomma la scelta finale sembra essere dell’attore e non dell’uomo. O di tutti e due insieme. Adele Fortino

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