lunedì, gennaio 9

OMICIDIO ALFANO: LE POST VERITA' DI SONIA

Mancava Sonia, ieri, alla celebrazione dell’ anniversario dell’omicidio di Peppe Alfano, il professore di materie tecniche e corrispondente da Barcellona P.G. de “La Sicilia” di Catania, ucciso l’8 gennaio del 1993, nella città del Longano. Assenza importante dopo ventitré anni in cui la figlia primogenita del professionista ha ricoperto il ruolo di regista degli eventi commemorativi in onore della memoria del padre.



 La vicenda del delitto Alfano mi appare intrigante perché, a mio avviso, oggi, presenta tre verità: quella processuale, quella di Sonia, come detto, figlia primogenita del defunto e altra verità rispetto alle prime due.
La verità processuale. Il processo celebrato ha sancito la condanna in via definitiva di Antonino Merlino, quale autore materiale dell’omicidio e Giuseppe Gullotti, capomafia barcellonese e mandante del delitto. Questa verità, nei primi dieci anni, ha coinciso, quanto ai condannati, con i “desiderata” dalla famiglia Alfano e in primis da Sonia che ha sempre sostenuto la responsabilità dei due, unitamente, quale determinatore del delitto, all’ex presidente dell’Aias Antonino Mostaccio, processato e assolto.


La verità ( nuova ) di Sonia. Il fatto quanto meno “sospetto” appare a partire dal 2001, quando la primogenita di Beppe incontra per la  prima volta l’avvocato Fabio Repici, a conoscenza dei fatti processuali perché praticante in uno studio di penalisti operante nella provincia di Messina. Dai colloqui con Repici Sonia si convince che la lettura operata dai magistrati ( la verità processuale ) abbia descritto una realtà povera, insignificante. E così dal 2002 Sonia Alfano ha cominciato a sostenere che il padre è stato fatto fuori perché aveva indicato agli inquirenti e segnatamente al Pm Olindo Canali, procuratore di Barcellona, il luogo dove si nascondeva il feroce capo della mafia catanese, Nitto Santapaola. Così Sonia  costruisce con determinazione la sua nuova realtà che, nel corso degli anni a seguire, arricchisce di altri importanti e inediti accadimenti, frutto di brandelli di memorie affioranti da un inconscio rimosso e che alla fine  determinano il presente storytelling: sin dal 1992, Alfano aveva intuito che esisteva una trattativa tra Stato e mafia e aveva comunicato la sua verità al procuratore Canali, il quale aveva attuato, in opposizione alla famiglia Alfano, precisi depistaggi in ordine alla causale del delitto.


La nuova verità ( processuale ). E’ quella che si accerterà dopo che la magistratura avrà verificato le accuse del pentito Carmelo D’Amico che ha dichiarato essere l’omicida di Alfano non Antonino Merlino bensì altra persona e una nuova verità sulle motivazioni del delitto conosciute, attualmente, solo dagli inquirenti. Sarà la volta buona per conoscere la vera storia dell’omicidio di Beppe Alfano? Adele Fortino

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