sabato, febbraio 18

IL PESCE DI MICHELE EMILIANO

Che partito surreale è diventato il Pd…Avete letto chi sta mediando tra Renzi e il gruppo degli oppositori, con il dichiarato proposito di diventare segretario, vero? Emiliano, sta mediando, sì Michele Emiliano attuale presidente della  Puglia e già sindaco della città di Bari, meglio ricordato come protagonista della “fish story”. E già. Perché causa un’inchiesta condotta dalla Procura barese sui rapporti tra gli imprenditori del luogo, i fratelli Degennaro e i pubblici ufficiali, è venuto fuori che il 24 dicembre 2012 la vasca da bagno dell’abitazione del sindaco si è riempita di una vagonata di pesci: 4 spigole giganti, 20 scampi, un certo numero di ostriche imperiali, 50 cozze pelose, alcune aragoste e qualche astice. Oltre ovviamente a un cesto di champagne e qualche formaggio ( sul principio che “la mia bocca non è stracca se il sapor non è di vacca”).



Ora occorre subito un’osservazione. Sugli imprenditori parvenu che, quale “tangentina”, riempiono la casa del sindaco trasferendovi un’intera pescheria; e su Emiliano, già tostissimo magistrato, che, lungi dal pensare di restituire immediatamente il dono poco sobrio se non addirittura volgare, ospita mitili crostacei e pesci nella vasca da bagno. Mettendo  in contatto i residui del lavaggio della sue pudenda (pelose) con ciò che avrebbe costituito il suo cenone di natale, comprese le cozze (pelose anch’esse).

Quando la notizia esplose sui giornali suscitò un coro di frizzi e lazzi. Emiliano, re nudo, fece due giorni di penitenza, al terzo giorno indisse una conferenza stampa nel corso della quale recitò un piagnucolo mea culpa, assumendosi tutte le responsabilità (“Ho sbagliato. Tutte le volte che mi avete detto di avere avuto rapporti troppo stretti con la famiglia Degennaro. E tutte le volte che avete detto che ho sbagliato a mettere la figlia in giunta, avevate ragione. Ho sbagliato”. E rincara la dose fino all’umiliazione. “Ho avuto l’arroganza di un ragazzino nel gestire il ruolo di sindaco di Bari, però sono una persona perbene”. Detto questo, non si dimise. Anzi fece carriera.



Un ricordo personale. Quando nella protostoria della mia vita, mio padre faceva il sindaco di Messina, ricevette da un ristorante cittadino, mi pare Borgia, un vassoietto dei primissimi fragoloni che incantò noi cinque figli piccoli. La più grande delusione della mia vita fu quando mio padre, con la barba elettrica, disse al segretario di studio: “Riporti subito indietro questo pacchetto”.


Per tornare a Emiliano. Può un soggetto del genere, portatore di uno stigma di questa fatta, avere l’ardire di volere dirigere un partito, sia pure scardellato, come il Pd? Adele Fortino

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