domenica, febbraio 5

VIRGINIA RAGGI E LA (TRISTE) POLIZZA

Qualche mese fa tracciai per questo blog un ritratto tranchant di Virginia Raggi citando, senza pietà, le sue “virtù”: ignoranza,  incompetenza, inesperienza, ineducazione. Poi vi aggiungevo alcune considerazioni, altrettanto taglienti, sulla sua immagine fisica, poco generose e in verità politicamente scorrette. Fui bacchettata dalla rete.



Oggi, alla luce delle disavventure, diciamo così, amministrative della sindaca, devo aggiungere altre aggettivazioni: bugiarda, sfigata, opaca. Tralascio di esplicitare le prime due definizioni e mi concentro sulla terza. In questa donna, dall’aspetto fragile, sembra annidarsi il seme dell’eterno femminino, della narcisistica voglia di seduzione, diretta, nella fattispecie, a una persona, il suo segretario, apparentemente grigia, ma che sembra invaghirsi di lei. Non è dato sapere se la maliarda abbia dato corda agli spasimi del suo Romeo; resta però, sul punto, la narrazione. Prima l’effige dei due scattata dal fotografo portoghese che li mostra in dolce (ambiguo) colloquio sul terrazzo del Quirinale; poi tutta la telenovela della ormai famosa (triste) polizza, dono, post mortem, del suo Romeo.


E questa controversa figurina (figuraccia) dovrebbe essere quella grillina d’assalto che, al grido di onestà onestà, ha finito con il ridurre Roma , “una città senza sfintere”? Adele Fortino

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