domenica, novembre 12

RENZI, IL GUAPPO

Quello che apprezzo di Matteo Renzi, nell’attuale caos  politico,  è la baldanza, la intrepidezza, lo sberleffo con cui affronta il quotidiano massacro che gran parte del mondo partitico, giornalistico e, più in generale dei media, gli sta riservando. Sembra animato da uno spirito ardimentoso inesauribile, da un’energia vitale sconfinata. E questo fa rosicare molti.



Oggi infatti,  il sentiment  dominante è contrario all’ex premier.  D’Alema,  roso da invidia travestita da ideologia, lo insulta;  Grasso  si dimette dal Pd in chiave anti-segretario;  Prodi sposta la sua tenda per non contaminarsi,   Nonostante il fuoco amico, il Segretario del Pd è risultato vincente nella intervista a “Di Martedì”, nel corso della quale,  bersagliato da domande provenienti da ben quattro giornalisti, Floris in testa, se  l’è cavata con disinvolta bravura. Anche sulla questione Visco, lo scontro tra Bankitalia e Consib, si può considerare per Renzi, una rivincita.


Resta solo un punto cardinale da sottolineare. L’atteggiamento da guappo che il Nostro assume quando viene attaccato dalla Sinistra e la sua incapacità totale di mediazione, elemento grave in un uomo politico.


 Arriva oggi, a cercare di spianare la strada, Giuliano Pisapia che, in un’intervista sul Corriere illustra la maniera con cui si può uscire dall’impasse in cui è caduta la Sinistra. L’imperativo, l’unico imperativo è l’alleanza di tutti, per evitare di scomparire. A partire dal Pd, per passare ai dissidenti interni, ai Radicali, al Partito Socialista, al Presidente Grasso,  ai Grandi Vecchi Prodi e Parisi, per finire a Campo progressista. A questo segmento di Sinistra si potrebbe agganciare una bella fetta di astenuti che non votano in quanto sconcertati da questo folle casino in cui è precipitata la politica.
Comprenderà questo ragionamento il Segretario del Pd, sì da  abbandonare gli atteggiamenti da guappo e tentare la via impervia ma vincente della mediazione? Per riuscirci basterebbe non tenere in alcun conto la faccia livida di D’Alema. Adele Fortino 
  

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