domenica, dicembre 3

LA IMPIETOSA STORIA DEL V. EMANUELE

Ma insomma chi ha affossato il Teatro V.Emanuele? O che cosa lo ha ridotto in questo stato di respiro cortissimo per cui, ogni giorno, si devono fare i conti con “ fame e  scuntintizza”?
Dobbiamo dire in premessa che questo povero Ente regionale ha una storia di sfiga impietosa. In principio ci fu il terremoto del ‘908, poi la guerra, dopo 67 anni di attesa viene restaurato e a opera ultimata si constata che i pavimenti di un volgare granito  ricordano una macelleria, il golfo mistico è troppo profondo, le pesanti tende di velluto assorbono gran parte dei suoni e il soffitto, con le sirene poppute e Colapesce, è stato realizzato non dal Maestro Guttuso ma da suoi allievi. All’inaugurazione dell’edificio ristrutturato, in memoria dell’ultima opera lirica, L’Aida, andata in scena la sera prima del sisma, viene proposta un’Opera con un’ orchestra bulgara il cui suonatore di tromba prende una stecca invereconda.



E arriviamo ai nostri giorni. Il V.Emanuele boccheggia, ha debiti per 1 milione e 200mila euro, il contributo regionale pari, a 3.800 milioni, basta soltanto per pagare le spese correnti e il personale (sovradimensionato, per effetto di bulimiche  assunzioni clientelari fatte, a suo tempo, da Ordile); l’orchestra (altro regalino della politica- on.le Formica- che ne ha fatto un organismo non stabilizzato) è alla disperazione; si aspettano 570 mila euro circa dal Furs e la Regione ancora non li scuce, il Comune, s-governato da Accorinti, da tre anni non elargisce la sua quota di 100 mila euro. L’unica fonte di danaro sono stati gli abbonamenti, 1700 messinesi li hanno acquistati. Questa, ormai cronicizzata, mancanza di risorse, prosciuga energie vitali e prefigura un futuro plumbeo, se qualcosa non cambierà nell’immediato.



Le ragioni ultime del dissesto? Secondo il team Saija-Puglisi, a un tentativo importante di rilancio da parte del Cda da loro governato, ha fatto da contrappunto, l’azione di un “killer”,  Salvatore Jervolino (prima revisore dei conti, poi commissario infine componente del Consiglio) che ha scatenato un clima di veleni, presentando tra l’altro ben 19 denunce sia alla Corte dei conti, sia in Procura e  determinando di fatto la paralisi. Altre ragioni sono da ricercarsi in una complessiva inadeguatezza della classe dirigente.
Come concludere? Teatro come specchio di una città vocata a guazzare nell’ aurea mediocritas? Adele Fortino

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