sabato, dicembre 9

UNA POSSENTE FILUMENA AL TEATRO V. EMANUELE

“Filomena Marturano”,  monumento alla donna,  esiste perché il grande Edoardo colse lo spunto da un tema assai sentito nel 1946 sui figli nati fuori dal matrimonio; e il rovello di Domenico Soriano esiste perché, a quel tempo, ancora non si conosceva la tecnica per scandagliare il Dna umano. Ne nasce un racconto succoso e ironico, drammatico e esilarante che da settant’anni  è entrato nello scenario esistenziale di moltissimi uomini e donne dell’intero mondo civilizzato.



Questa Filumena di Liliana Cavani,  rappresentata in questi giorni al Vittorio Emanuele,  particolarmente intensa e passionale, è interpretata da Mariangela D’Abbraccio, presenza scenica prorompente; Dummì, fatuo e cinico imprenditore, è Geppy Gleijeses, personaggio scandagliato dalla regista con un’accuratezza psicologica che altre rappresentazioni non hanno avuto.
Eduardo-Cavani ci regalano due archetipi, due figure meridionali. L’una profonda, combattiva, coraggiosa, donna  “totale” insomma. L’altro egoista, sprezzante, superficiale, maschio al quale, per diventare totale, “gliene manca un pezzettino” (imprimatur Emma Dante).



Infatti il lieto fine si consuma nel cammino che Filumena farà fare a Dummì, sulla strada della consapevolezza,  della responsabilità e dell’amore senza condizioni. Filumena non è femminista, come pure qualcuno ha detto. Filumena è Donna. Adele Fortino 

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