lunedì, gennaio 8

L'ARDORE ICONOCLASTA DELL'ASSESSORA SANTISI

Il pubblicitario messinese che ha inventato il cartellone “lesivo della dignità della donna” (un busto femminile coperto da fluenti capelli ramati), deve aver pensato, al culmine del momento creativo, a Lady Godiva, la leggendaria nobildonna anglosassone che, in pieno Medioevo, cavalcò un cavallo bianco, per le vie di Coventry,  coperta solo dai suoi lunghi capelli rossi.


Il nostro creativo peloritano, che ha inteso reclamizzare una sanitaria della Zona Nord della città, è stato però sfortunato essendo incappato nella censura di alcuni benpensanti che, indignati, hanno chiesto e ottenuto la rimozione dello scandaloso cartellone dalla Assessora alle Pari Opportunità, Nina Santisi. Nota anche come l'Attila del manifesto "sconcio", che ne ha ordinato la immediata rimozione.


Nulla di nuovo sotto il cielo. Ricordiamo, in contesti ben più alti,  il recentissimo occultamento delle sculture impudiche del Museo Capitolino, in occasione della visita a Roma del capo iraniano Rohani.
Non so se la rimozione, decisa un paio di giorni fa, sia stata eseguita. Certo è che la Lady Godiva in salsa peloritana, dopo questa censura e la relativa pubblicazione sui media, ha totalizzato molti più sguardi libidinosi di quanti ne avrebbe avuti, relegata soltanto nella zona Nord. Con buona pace dell’Assessora, che ha invitato la cittadinanza a segnalare altri casi “di utilizzo dell’immagine della donna che offende la dignità della persona”.



 Perchè tanto ardore iconoclasta da parte della Santisi? A me le tette del manifesto hanno suscitato non sentimenti di offesa ma soltanto invidia pura. Adele Fortino

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